Gispes
Gruppo italiano di studio permanente sulla sterilità di coppia e la poliabortività
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La prima visita per un problema di infertilità di coppia è un momento molto importante e critico. E' dalla prima visita che si evince se la coppia ha effettivamente un problema di infertilità maschile, femminile, mista o inspiegata o se la assenza di gravidanza è da imputarsi a problematiche sessuologiche.
La prima visita evita alla coppia di sottoporsi a esami inutili e costosi o a tecniche di procreazione assistita inadeguate.
Elenco degli esami che possono essere richiesti nel corso della prima visita
PRIMA VISITA PRESSO GISPeS
E' opportuno che tutti i pazienti arrivino presso lo Studio circa 10 minuti prima dell'orario previsto, per compilare la modulistica relativa alla legge sulla privacy.
La prima consulenza può durare circa 45 minuti; la durata dipende dalla presenza di documentazione ed esami già effettuati dalla coppia.
I due partner dovrebbero recarsi insieme in consulenza e portare con sé tutti gli esami e le consulenze precedentemente effettuate.
Il consulente medico effettuerà una serie di domande riguardanti la propria storia medica personale e familiare: in particolare, verrà investigata la durata dell'infertilità, se essa è stata preceduta da una o più gravidanze o aborti, anche con partner diversi dall'attuale, e la presenza di problemi di infertilità o abortività in famiglia. Inoltre verrà richiesto se sono state effettuate precedentemente tecniche di procreazione assistita.
L'utilizzo di metodi contraccettivi femminili come la spirale, o la precedente effettuazione di procedure diagnostiche o terapeutiche sull'utero, sulle ovaie o sulle tube riveste particolare importanza. La presenza di una pregressa e documentata infezione da Chlamydia sia nel partner femminile che maschile riveste molta importanza.
Interventi chirurgici effettuati dal partner maschile a livello genitale sono molto importanti e possibilmente descritti tramite la cartella clinica portata dal paziente. Segui il percorso per decidere se rivolgerti o meno ad un Centro di procreazione assistita.
Viene effettuato come primo esame nella coppia infertile. Infatti, sulla base del risultato, si riesce a determinare se esiste una causa maschile o mista di infertilità e, in caso di applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita, se ne determina il tipo che conviene utilizzare in prima istanza.
I disordini dell'ovulazione riguardano circa il 30% di tutti i casi di infertilità femminile. La documentazione dell'ovulazione si esegue classicamente previa misurazione della temperatura basale o misurazione del progesterone sierico in fase medioluteale, o mediante monitoraggio ecografico; tuttavia, queste valutazioni sono un indice indiretto di ovulazione e non sono particolarmente informative.
Infatti, la misurazione della temperatura basale fornisce indirettamente informazioni sull'avvenuta ovulazione, la quale si basa sulla risposta termogenica al progesterone endogeno dopo l'ovulazione stessa.
L'aumento dei livelli di progesterone costituisce un'evidenza indiretta di ovulazione. La misurazione va effettuata in fase medioluteale nei giorni 21-23 dal 1° giorno del ciclo mestruale.
L'ovulazione può anche essere documentata ecograficamente e si manifesta con la scomparsa dell'immagine anecoide follicolare e persistenza di una formazione cistica di dimensioni ridotte, a margini più irregolari (corpo luteo) e la comparsa di liquido nel cavo del Douglas.
Quantunque i mezzi sopra citati siano test suggestivi di ovulazione, l'unico test certo di ovulazione è rappresentato retrospettivamente dall'instaurarsi della gravidanza. In pratica, la maggior parte delle donne con cicli mestruali regolari, nel range di 26-36 giorni, ovulano regolarmente. Verifica se ovuli correttamente.
Il razionale per la diagnosi in caso di sospetto fattore tubarico è la verifica dello stato di salute delle tube, all'interno delle quali avviene in natura la fecondazione umana. E' bene precisare che come per l'ovulazione, non esistono test ideali e accurati per verificare la funzionalità corretta delle tube; di conseguenza, l'unico test affidabile di sicura funzionalità tubarica è retrospettivamente l'occorrenza nel passato di gravidanza.
Tuttavia, nella pratica clinica, è importante verificare almeno se le tube siano aperte ("pervie") o chiuse ("occluse"); pertanto, a questo fine possediamo dei test di pervietà tubarica quali l'isterosalpingografia e l'isterosalpingosonografia.
Questi esami si basano su uno stesso principio: verificare mediante un apposito sistema di rilevazione il passaggio di un mezzo liquido iniettato a pressione nell'utero attraverso le tube. Il liquido può essere un mezzo di contrasto oppure della semplice soluzione fisiologica, e il metodo di rilevazione può essere radiografico (isterosalpingografia) o ecografico (isterosalpingosonografia).
Se il test viene negativo (cioè normale) esso è accurato, cioè verifica correttamente la pervietà (apertura) tubarica.
Se viceversa il test è positivo (cioè indica occlusione tubarica), allora il test non è accurato (può sbagliare) e necessita pertanto di un ulteriore test che è quello della laparoscopia, un esame endoscopico chirurgico che rappresenta il miglior test per verificare lo stato di salute delle tube.
La laparoscopia consiste nell'introdurre in cavità pelvica un'ottica endoscopica dotata di telecamera attraverso la quale verificare la fuoriuscita del liquido introdotto dall'utero. La laparoscopia consente anche di verificare la presenza di aderenze, endometriosi etc. e nella stessa seduta, risolvere i problemi.
La presenzaLa presenza di difetti uterini può essere sospettata inizialmente mediante un'ecografia; l'esame ecografico deve essere effettuato per via addominale inizialmente, e completato mediante la sonda endovaginale che consente di evidenziare meglio l'endometrio, la parte interna dell'utero.
Ultimamente, l'ecografia tridimensionale e la risonanza magnetica hanno consentito la diagnosi più approfondita dei difetti malformativi uterini.
Tuttavia, la diagnosi definitiva dei difetti uterini è effettuata regolarmente mediante un esame endoscopico, l'isteroscopia. L'esame consiste nell'introduzione all'interno dell'utero di un ottica endoscopica dotata di telecamera; normalmente, ciò avviene a paziente cosciente senza anestesia, ma è possibile associare una brevissima sedazione. In pratica, dopo aver escluso la presenza di infezioni vaginali o cervicali, si introduce nell'utero un tubo sottilissimo dotato di fibre ottiche che trasmettono alla telecamera i segnali luminosi provenienti dall'interno della cavità uterina.
L'esame dura 2-3 minuti e comporta un minimo fastidio paragonabile ad un ciclo mestruale leggermente doloroso: il fastidio è dovuto al fatto che, per evidenziare la cavità uterina, occorre dilatarla con un mezzo di distenzione, gassoso (anidride carbonica) o liquido (soluzione fisiologica).
L'isteroscopia può rivelare la presenza di malformazioni uterine (setti), fibromi endocavitari o polipi, tumori benigni che, se superano determinate dimensioni, occorre asportare chirurgicamente.
I notevoli benefici garantiti dalla ridotta invasività dell' approccio chirurgico laparoscopico rispetto a quello tradizionale, associati all'utilizzo di strumentazioni sempre più sofisticate e ad un reale miglioramento delle competenze tecniche e dell'esperienza degli operatori, hanno permesso, negli ultimi decenni, una vasta diffusione di questa metodica chirurgica.
Numerose sono le procedure, sia diagnostiche che terapeutiche, nelle quali l'intervento laparoscopico si è attualmente affermato quale gold standard. Anche condizioni fisio-patologiche tradizionalmente considerate appannaggio esclusivo della chirurgia a cielo aperto - come l'obesità, la gravidanza, una chirurgia pregressa o la presenza di masse a malignità sospetta o accertata - non rappresentano più, infatti, controindicazioni assolute alla chirurgia laparoscopica, bensì situazioni nelle quali il successo della procedura risiede in una più attenta programmazione tecnica ed in una notevole esperienza da parte dell'operatore.
Un notevole incremento nell'impiego della chirurgia e della diagnostica laparoscopica è stato osservato, nelle ultime decadi, anche in ambito ginecologico. La maggior parte degli interventi ginecologici, sia conservatori che demolitori, fino a ieri appannaggio della sola via laparotomia (con il "taglio") sono infatti attualmente eseguibili per via laparoscopica.
I recenti successi ottenuti dalla chirurgia laparoscopica in ginecologia, evidenziano come i principali limiti della chirurgia laparotomica (lungo periodo di convalescenza, morbilità e dolore post-operatorio) siano funzioni quasi esclusive delle dimensioni e della sede della incisione chirurgica. I vantaggi della nuova metodica mini-invasiva rispetto a quella tradizionale, consistono infatti in una significativa riduzione del periodo di convalescenza (24-48 ore), delle aderenze postoperatorie, della morbidità intra e postoperatoria (precoce guarigione delle ferite, rapida ripresa della funzionalità intestinale, ridotta necessità di narcotici) ed infine, in un esito estetico sensibilmente migliore.
La laparoscopia consente di diagnosticare la presenza di endometriosi e di trattarla contestualmente eliminando cisti o focolai di endometriosi sparsi nel peritoneo pelvico o in cavità addominale.